Paolo Sorrentino trionfa ai Nastri d’argento con «La grazia», otto premi su nove nomination, dal miglior film alla regia, alla sceneggiatura, all’attore protagonista, un monumentale Toni Servillo (ex aequo con Valerio Mastandrea per «Cinque secondi» di Paolo Virzì), alle attrici Anna Farzetti e Milvia Marigliano, ai produttori Oursfilm e Wildside (gruppo Fremantle). Un premio speciale va a Mariano Rigillo, che è stato un toccante Eduardo De Filippo nel film del felice esodio nella regia di Massimiliano Gallo, «La salita». E, per la prima volta nella storia del riconoscimento assegnato dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici, il Nastro dell’anno viene attribuito a una commedia, «Buen Camino» di Gennaro Nunziante, che ha segnato il clamoroso ritorno di Checco Zalone, campione d’incasso con numeri mai visti, mentre il Nastro per la commedia premia «La vita va così» di Riccardo Milani, che ha saputo unire alla leggerezza dei toni una forte attenzione al sociale.
Il cinema italiano si è dato appuntamento ieri sera al Teatro Argentina per un’edizione tonda dei Nastri, arrivati al traguardo degli 80 anni, come la Repubblica. E il Sindacato presieduto da Laura Delli Colli ha voluto celebrarlo attraverso lo sguardo di otto donne, una per decennio, ideali rappresenti di un universo di professionalità in continua crescita: le attrici Alba Rohrwacher e Teresa Saponangelo, le registe Francesca Archibugi e Laura Samani, la costumista Nicoletta Ercole, la produttrice Tilde Corsi, la direttrice della fotografia Francesca Amitrano, la segretaria di edizione Chiara Milani. Un riconoscimento speciale è andato a Monica Guerritore, che con il film «Anna» ha raccontato l’avventurosa vita di Anna Magnani, la prima donna premiata dai Nastri d’argento nel 1946. Il 10 luglio a Vico Equense Can Yaman attore sociale dell'annoTornando ai premi, il miglior non protagonista è Francesco Gheghi per «40 secondi»: il film sull’assassinio di Willy Monteiro si aggiudica in tutto tre Nastri (anche montaggio e casting director). E tre riconoscimenti vanno a «Primavera» di Damiano Michieletto, miglior esordio nella regia cinematografica dopo i tanti successi nella lirica, che vince anche per la musica di Fabio Massimo Capogrosso e i costumi. La migliore scenografia, invece, è di Gaspare De Pascale e Carlotta Dessmann per «Duse» di Pietro Marcello. Per la canzone originale, si è imposta «Le cose non dette» dal film di Gabriele Muccino, eseguita anche ieri sera da Mohmood. Tre i premi speciali dedicati agli attori, andati a tre protagonisti dalle carriere eccezionali: Giancarlo Giannini, voce di «Il Vangelo di Giuda» con la regia di Giulio Base, Barbara Bouchet per «Finale allegro» di Emanuela Piovano e, come s’è detto, Mariano Rigillo, grande protagonista della scena (accolto da una standing ovation) che, con la preziosa performance in «La salita», ha restituito allo spettatore il carisma e l’umanità di Eduardo. «Sono molto felice di aver avuto nel mio film un attore straordinario come Mariano, interprete raffinato della grande scuola teatrale italiana ed europea» dice Massimiliano Gallo, impegnato sul set della nuova serie sull’avvocato Malinconico, «e sono orgoglioso di averlo affiancato alla Mostra di Venezia, dove un talento del suo calibro, incredibilmente, finora non era mai stato». Sara Tommasi torna al cinema nel 2026: nel cast del nuovo film sulla Banda della Magliana con Tony Sperandeo«La grazia» di Sorrentino porta a casa anche i premi «tecnici» per la fotografia di Daria D’Antonio e il sonoro di Emanuele Cecere e Mirko Perri. Sul palco, la foto di gruppo è suggestiva. «Dedico questi Nastri al mio nipotino Maurizio, che da un anno mi ha reso nonno» dice Sorrentino. Applausi. In un ideale contraltare con la delusione dei David di Donatello (quattordici candidature, zero titoli), «l’en plein» di ieri sera non rappresenta solo un tributo al talento immaginifico del regista premio Oscar, ma il riconoscimento a un’opera potente in cui il dilemma etico del capo dello Stato diventa la metafora di un Paese che s’interroga e interroga le altrui coscienze. Sorrentino, intanto, già lavora al nuovo progetto annunciato a Cannes, il documentario su Carlo Ancelotti e i suoi cinquant'anni di carriera. L'allenatore che ha vinto tutto sulle panchine dei club più prestigiosi ora si sta rimettendo in gioco alla guida della nazionale carioca ai Mondiali americani. Ed è proprio là, nel ritiro del Brasile, che il regista ha portato nei giorni scorsi la sua cinepresa, per seguire Ancelotti in un’avventura «più grande della vita». Quelle che solo il cinema sa raccontare.










