Sassari, 24 giugno 2026 – È di soli tre giorni la durata media della vita di una fragola nel banco frigo del supermercato. Su scala aggregata, quel margine di pochi giorni si traduce in uno dei capitoli più costosi dello spreco alimentare italiano: nel nostro Paese, è bene ricordarlo, ogni anno finisce nella spazzatura cibo per un valore pari a 13,5 miliardi di euro. E la frutta fresca (assieme alla verdura e ai tuberi come cipolle e patate) è saldamente sul podio nella poco invidiabile classifica degli sprechi domestici. A condizionare negativamente la shelf life della fragola, come di molti altri frutti, è quasi sempre lo stesso microrganismo, ovvero la Botrytis cinerea, un fungo specializzato nell’attacco dei piccoli frutti deperibili (noto ai più come ‘muffa grigia’). Da oltre vent’anni, la chimica dei materiali per il packaging alimentare cerca di far fronte a questa criticità integrando nelle plastiche industriali sostanze antimicrobiche. Il problema, tuttavia, non è trovare un principio attivo efficace in laboratorio, ma preservarne l’attività una volta che lo stesso principio viene incorporato nel film plastico.

La startup Alkelux e l’additivo a base di scarti di lavorazione della liquirizia