ROMA – Una sola città che concentra più di due terzi di tutta la popolazione straniera regionale (quattro quinti con la provincia). Una forza straordinaria di attrazione per le persone “in transito”. Una conformazione urbana e dinamiche economiche del tutto peculiari. Il 21° Rapporto dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio, curato da IDOS in collaborazione con l’Istituto “S. Pio V” e presentato oggi, conferma le caratteristiche uniche in Italia che questo territorio presenta sul fronte dell’immigrazione. Da una parte, seppure in modo più lento che altrove, si consolida una presenza “normale”; dall’altra il Lazio (Roma in particolare) sembra mettere letteralmente a nudo le contraddizioni e lo spirito spesso discriminatorio delle politiche nazionali sull’argomento, rendendo la vita molto difficile proprio a chi aspira a quella normalità.
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Lazio: si concentrano per quasi due terzi nella fascia di età adulta (30-64 anni). Secondo gli ultimi dati consolidati (2024) il Lazio conta 651mila residenti con cittadinanza straniera (+1,2% in un anno), pari all’11,4% della popolazione (contro il 9,1% nazionale). Il 64,3% di essi - 419mila unità - proviene da Paesi non comunitari. Resta positivo il saldo naturale della presenza immigrata (+3.425 unità), in controtendenza rispetto agli italiani, seppure in diminuzione costante da dieci anni (-49,2%). Equamente divisi per genere, sebbene con marcati squilibri tra le cinque province, si concentrano per quasi due terzi nella fascia di età adulta (30-64 anni), presentano una quota rilevante di minori e in generale sono molto più giovani della media: il 75% ha meno di 50 anni contro una quota del 50% tra gli italiani.







