ROMA – Cinquantatre capitoli redatti da 93 ricercatori ed esperti per spiegare perché a Roma chiedere protezione internazionale significa intraprendere una seconda, estenuante "traversata", questa volta tra le carte in un mare di burocrazia. Il 21° Rapporto dell'Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio, curato dal Centro Studi IDOS e dall'Istituto di Studi Politici "S. Pio V" - che sarà presentato il 24 giugno al Teatro Rossini - fotografa un sistema "scivolato in una paralisi cronica".

Lo status di richiedente asilo. Secondo la normativa italiana, lo status di richiedente asilo si acquisisce nel momento in cui si manifesta la volontà di chiedere protezione, indipendentemente dalla formalizzazione della domanda. L'accesso alla procedura dovrebbe essere garantito senza ritardi. La realtà è un'altra: secondo quanto denuncia il rapporto, l'Ufficio immigrazione della Questura di Roma riceverebbe soltanto venti persone al giorno e, a differenza di molte altre città italiane, non esisterebbe un sistema di prenotazione online. Chi vuole formalizzare la propria richiesta deve quindi presentarsi fisicamente, aspettare sul marciapiede per giorni interi, spesso in condizioni climatiche difficili.