di Luisa Casanova Stua*
Come ormai noto, la normativa sulla trasparenza salariale, che recepisce la direttiva UE 2023/970, impone alle aziende italiane di indicare la Retribuzione Annua Lorda o, quantomeno, la fascia retributiva negli annunci di lavoro. Un cambiamento forte per un mercato del lavoro che, spesso, giocava sull’incertezza delle retribuzioni e su formule vaghe del tipo “RAL commisurata all’esperienza”.
La norma punta a ridurre le ambiguità e le differenze arbitrarie nelle retribuzioni e, in particolare modo, a restringere il gender pay gap, che nel nostro Paese arriva al 20%-21% sulle retribuzioni mensili e annuali (INPS 2024). Cosa cambia, nella pratica, per i lavoratori?
Fino a oggi le discussioni sul salario avvenivano prevalentemente in separata sede e, in fase di assunzione, erano relegate spesso all’ultimo step dei colloqui, come se si trattasse di una questione marginale da tenere in conto solo e soltanto nel momento in cui il candidato avesse superato le selezioni. La nuove legge impone di inserire la RAL direttamente nell’annuncio ma stabilisce anche il diritto di conoscere la retribuzione media di chi svolge compiti simili al proprio e, per le aziende sopra i cento dipendenti, sancisce l’obbligo di comunicare una volta l’anno i dati sugli stipendi dei propri dipendenti.








