LONGARONE (BELLUNO) - La centrale idroelettrica sul Vajont è sempre più vicina. La Regione Friuli Venezia Giulia ha deciso che il progetto della società Welly Red srl non deve essere sottoposto alla valutazione di impatto ambientale (Via). Il via libera tecnico-ambientale c'è. Resta da ottenere l'autorizzazione vera e propria del progetto. Il decreto n. 33592/GRFVG, che dichiara non necessaria la Via, non è però un sì senza condizioni. La Regione impone due obblighi a Welly Red: prima dell'inizio dei lavori l'azienda dovrà indicare dove portare il materiale di scavo e quali percorsi useranno i mezzi di cantiere, per evitare il passaggio nei centri abitati; poi, ci sarà il monitoraggio acustico una volta che la centrale sarà in funzione, con una relazione tecnica da consegnare entro sei mesi dall'avvio.

Il parere Il sindaco di Erto e Casso, Antonio Carrara, è da sempre favorevole al progetto. «Rispetto chi è contrario per ragioni di memoria -ha detto- ma l'acqua del Vajont viene comunque utilizzata, solo che la usano in Provincia di Belluno. E quelli di Belluno non vogliono che sia sfruttata a Erto». Per Carrara la decisione finale spetta solo al territorio coinvolto: «Se c'è qualcuno che deve decidere se farla o non farla questa centrale, certamente non dev'essere la comunità di Longarone, ma quella di Erto e Casso». Per il sindaco, il richiamo alla "sacralità" dell'acqua usato da Longarone e Belluno è in contraddizione con il fatto che quella stessa acqua, in territorio veneto, viene sfruttata da decenni. «C'è un controsenso: se l'acqua del Vajont è troppo sacra per essere utilizzata a Erto, lo è anche a un chilometro da Longarone, dove però viene utilizzata comunque» ha aggiunto. Carrara ha rivendicato anche un diritto economico per il Comune: «Il territorio da cui parte l'acqua ha diritto al suo canone» un riconoscimento che oggi, ha detto il sindaco, manca.L'istruttoria L'istruttoria è durata oltre quattro mesi. A maggio la Regione aveva concesso una proroga di venti giorni, necessaria per chiarire alcune incongruenze tra lo studio ambientale presentato da Welly Red e le stime sugli scavi di gallerie, pozzi e condotte. Sul progetto si sono espressi dodici enti, tra cui Arpa Fvg, Parco Dolomiti Friulane, Autorità di bacino delle Alpi Orientali, Provincia di Belluno, Regione Veneto e Comune di Longarone. Tra i nodi emersi la pericolosità geologica dell'area, classificata P4 (la più alta) per una parte degli scavi, le possibili interferenze con la Ferrata della Memoria, la gestione di circa 12mila metri cubi di materiale scavato. Lo stesso Comune di Erto e Casso aveva richiamato, durante l'istruttoria, l'ambito di tutela dei "Giardini della memoria". Alla fine, la Commissione ha ritenuto gli impatti non significativi: l'impianto, spiega il decreto, non sottrae portata al torrente perché non preleva acqua dall'alveo, ma sfrutta solo il dislivello.Questione aperta Resta aperta la questione della memoria. La Commissione tecnica Via ha segnalato -riprendendo un'osservazione della Regione Veneto- che eventuali azioni compensative legate al valore simbolico del sito potranno essere valutate nel successivo procedimento autorizzativo, con il coinvolgimento diretto dei Comuni interessati. Il progetto prevede di captare l'acqua scaricata dalla galleria di sorpasso del lago residuo, a valle della diga, convogliarla in una condotta forzata su un salto di 123,35 metri e restituirla al torrente prima della confluenza nel Piave. Potenza nominale: 1.815 kW, circa 13 GWh l'anno. Le opere riguardano in parte anche il Comune di Longarone, per la cabina di consegna e un tratto della pista di cantiere.