BELLUNO - La corsa all’oro bianco del Vajont non si ferma. Tutt’altro: si infittisce. Adesso infatti spunta un ulteriore progetto di centralina idroelettrica. Un altro rispetto a quello presentato il dicembre scorso in Regione Friuli Venezia Giulia dalla Welly Red srl e diventato presto motivo di scontro e di dibattito.
Sono quindi due le ipotesi di sfruttamento idrico nell’arco di qualche centinaio di metri. E siccome si parla di Vajont – una diga che il 10 ottobre 1963 provocò quasi duemila morti – è inevitabile che il dibattito pubblico intorno al tema non sia proprio pacato. Tanto più quando interessa un’area di confine tra una regione a statuto speciale e un’altra a statuto ordinario. Difatti, la nuova centralina è spuntata dalle carte della burocrazia proprio nel momento in cui sta procedendo l’altro progetto: nella richiesta di integrazioni per dire “no” al nuovo impianto di Welly Red srl, la Provincia di Belluno ha chiesto ai proponenti se avevano considerato la somma degli impatti ambientali di altri impianti previsti sullo stesso corso d’acqua. Et voilà: ecco emergere il nuovo progetto.
Nuovo progetto che in realtà non è così nuovo: è stato avanzato più di un anno fa. Il 15 novembre 2024 la Ceb srl (Compagnia energetica bellunese) con sede a Bolzano ha presentato istanza alla Provincia di Belluno per ottenere la concessione di piccola derivazione di acqua a uso idroelettrico dal torrente Vajont, in territorio veneto, più precisamente nel Comune di Longarone. L’impianto idroelettrico in progetto si troverebbe a pochi metri dalla confluenza tra il torrente e il Piave. Nessun invaso, nessuna nuova diga: semplicemente verrebbe sfruttata la forza di caduta dell’acqua per far girare una turbina. Tra l’altro, non c’è neanche bisogno di aumentare il salto d’acqua, visto che Ceb srl pensa di utilizzare una briglia esistente, un’opera realizzata ancora ai tempi della diga del Vajont quando serviva per trattenere il materiale di risulta che poteva scendere a valle durante la realizzazione dell’invaso artificiale. Una briglia piuttosto alta, che forma una cascatella di circa 20 metri: il prelievo d’acqua, si legge nelle carte progettuali, verrebbe effettuato a quota 460 metri sul livello del mare, mentre la restituzione nel torrente sarebbe a quota 434,65, con un salto di 23,85 metri. La richiesta avanzata da Ceb è di prelevare 4.500 litri al secondo di massima, per una centralina di potenza nominale media di 378,79 kW.






