Due centraline, due progetti. Altrettanti no da parte della Provincia di Belluno. Sul piano politico lo sfruttamento delle acque del Vajont non è neppure in discussione. E sul piano tecnico, da Palazzo Piloni hanno richiesto integrazioni alle carte progettuali presentate da Welly Red srl, la società pordenonese (ma con recapito amministrativo anche a Belluno) che intende realizzare un nuovo impianto idroelettrico in territorio di Erto e Casso, proprio sotto la diga, turbinando l'acqua che esce da quel che resta dell'invaso. Integrazioni che di fatto «fanno le pulci» - per usare un'espressione del sindaco di Erto e Casso al progetto di nuova centralina, esattamente come ha fatto la Regione Friuli Venezia Giulia e lo stesso Comune di Erto e Casso. Tutti d'accordo sul fatto che la documentazione, oggi come oggi, è carente e per una valutazione servono ulteriori carte. Ma con sfumature diverse. Perché nella richiesta di Belluno viene sottolineato che Welly Red non ha considerato l'incidenza ambientale sul torrente Vajont, sommando al proprio impianto anche un altro che è stato progettato, a valle, stavolta in territorio di Longarone. Si tratta di un progetto presentato a novembre 2024 dalla ditta bellunese Ceb srl che sfrutterebbe una briglia esistente, alta più di 20 metri, per trasformare il salto d'acqua in energia elettrica. E il sindaco di Erto e Casso, Antonio Carrara, è andato su tutte le furie: «Come mai si viene a sapere di questa centralina solo adesso?». La risposta che arriva da Palazzo Piloni è lapidaria: «Si sa soltanto adesso? L'avviso è stato pubblicato sul Bur della Regione Veneto nel gennaio 2025».