Andrea Ceccolini, fondatore della startup Real Ice, sta sperimentando in Canada una tecnica per ispessire il ghiaccio marino e rallentarne lo scioglimento. «Non sostituisce la decarbonizzazione, ma può farci guadagnare tempo». Ecco come funziona
Ogni anno l’estensione del ghiaccio marino artico continua a ridursi e, secondo le stime, si perdono in media circa 83.000 chilometri quadrati di superficie ghiacciata l’anno, con effetti che si ripercuotono ben oltre i confini della regione. È in questo contesto che nasce l’idea di Andrea Ceccolini, imprenditore e esperto tecnologo che, dopo aver letto alcuni paper accademici, decide con due amici di iniziare a fare dei test per provare a rallentare la scomparsa del ghiaccio marino artico aumentandone artificialmente lo spessore durante l’inverno. Quella che inizialmente sembrava un’idea quasi irrealizzabile, e che fa venire in mente l’inizio distopico di Snowpiercer, oggi è diventata uno dei progetti più osservati nel campo della geoingegneria climatica. «Non sostituisce la decarbonizzazione», precisa Ceccolini a Open, «ma potrebbe aiutarci a comprare tempo».
L’idea nata pensando ai propri figli
L’idea del progetto affonda in una preoccupazione molto comune: quella per il mondo che verrà lasciato alle prossime generazioni, ma anche per «le popolazioni locali che non hanno fatto niente per creare questo problema e lo stanno subendo per primi», racconta Ciccolini. «Vedevo i miei figli crescere sentendosi raccontare sempre la stessa storia. Che il clima stava peggiorando, che i governi non stavano facendo abbastanza e che ormai c’era poco da fare. Ho pensato che valesse la pena provare almeno a cercare una soluzione».






