“Vendere frigoriferi agli eschimesi”, recita un luogo comune. Che è un po’ come dire: esportare ghiaccio in Antartide. Suona assurdo, no? E invece la realtà supera la fantasia e l’assurdo si realizza. Una nave italiana sta navigando verso l’Antartide portando con sé (fra l’altro) un carico di ghiaccio. Ma c’è un metodo in questa apparente follia: il ghiaccio proviene da carotaggi alpini ed è destinato a un archivio dei ghiacci, che le bassissime temperature antartiche aiuteranno a preservare. L’archivio registrerà la storia del clima e sarà utile non solo a scopi scientifici generali ma anche per monitorare l’impatto del cambiamento climatico.
Quella che è salpata dal porto di Trieste è la nave rompighiaccio Laura Bassi, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS; il suo rientro è previsto per la seconda metà di aprile 2026.
Una banca dati per tracciare l’evoluzione del clima
Quest’anno, oltre alla strumentazione scientifica e ai materiali per la 41a campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), la nave trasporterà a bordo le carote di ghiaccio raccolte nell’ambito dell’iniziativa internazionale Ice Memory, guidata dalla Ice Memory Foundation. Riconosciuta dall’Unesco, l’iniziativa ha tra i suoi fondatori l’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) e l’Università Ca’ Foscari Venezia, oltre ad altre quattro istituzioni europee. A supporto del progetto anche il Programma Nazionale di ricerche in Antartide (PNRA).






