di
Ilaria Amato
Dal peso che la tecnologia ha nella vita dei ragazzi alla paura dei genitori di vedere i figli diventare grandi. Il quinto capitolo della saga non è solo il film del momento, ma anche quello che fa più riflettere
Bonnie ha otto anni, dei giocattoli che la adorano e un problema: fa fatica a fare amicizia. I suoi genitori le comprano Lilypad, un tablet intelligente a forma di rana, convinti di aiutarla. E qui comincia l’avventura. Toy Story 5 - diretto da Andrew Stanton, è uno dei film più interessanti dell’estate. Non solo perché è divertente, ma perché pone una serie di domande senza pretendere di imporre una risposta corretta: è normale avere dubbi in un tempo così complesso. E il fatto che non risolva nulla è la combo perfetta, perché il genitore non si sente giudicato e intanto i bambini si divertono. Ecco dunque 5 temi su cui ragionare senza pretendere di arrivare a una soluzione definitiva.
1. Il problema non è lo schermo, siamo noiCi vuole coraggio a dirlo, per uno studio come la Pixar che sulla tecnologia ha costruito il proprio impero. Eppure Toy Story 5 lo dice chiaramente: Lilypad non è il cattivo della storia. È uno strumento, come un pennarello, come una bicicletta. Dipende da come lo usi, da quanto lo usi, da chi decide le regole. E quel chi, nella vita di Bonnie come in quella dei nostri figli, ha un nome: il genitore. Il film non ci dice come farlo, ma ci ricorda solo che tocca a noi trovare un modo.















