Cosa ne sarà del Castello delle cerimonie è ancora da decidere. Le ipotesi sul futuro della struttura e il ruolo della famiglia Polese

Davanti ai cancelli del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, chiusi ormai da due settimane, si è radunato il personale della struttura resa celebre da Real Time. C’era quasi un centinaio di persone tra camerieri, cuochi e collaboratori, tra loro tanti volti diventati ormai noti al pubblico, da anni personaggi sempre presenti delle incredibili cerimonie che si svolgevano nel Castello. Bandiere bianche con lo stemma dell’hotel, magliette e cappellini coordinati, cori di «vergogna» rivolti alla sindaca Ilaria Abagnale e uno striscione che ha riassunto la giornata del 24 giugno: «Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità». La strada che porta al municipio è stata bloccata, con un consistente schieramento di forze dell’ordine sul posto.

Cosa chiedono i lavoratori del Castello delle Cerimonie

In prima fila ci sono i due volti più riconoscibili del programma tv accanto al fondatore Antonio Polese, i caposala Ferdinando Romeo e Gaetano Davide. «Noi non vogliamo lavorare altrove. Sono qui da 40 anni, questa è casa nostra», rivendica Romeo a Repubblica. Davide chiede un confronto immediato: «Chiediamo un tavolo con le istituzioni, ci è stato detto che non c’è più niente da fare, ma non è possibile». Le stime sull’impatto occupazionale variano: Repubblica parla di 80 famiglie coinvolte, il Corriere alza il conteggio a oltre mille persone considerando anche l’indotto. La richiesta concreta, portata anche dalla portavoce dei lavoratori Emma Acampora, è una sola: tenere aperta la struttura almeno fino al 31 ottobre, per chiudere la stagione e tutelare i clienti che hanno già programmato eventi.