“C’è un pezzo di establishment che non vuole un leader progressista a Palazzo Chigi e tanto meno me che sono donna, ho quarant’anni, sto con un’altra donna e sono libera… Ma se ne dovranno fare una ragione!”
La Direzione Nazionale del Partito Democratico, della quale faccio parte dal 2023, era convocata ieri dalle 13:00 al Nazareno in forma ibrida, all’ordine del giorno la relazione della Segretaria con relativo dibattito. Sarebbe stata una buona Direzione, molto partecipata, con interventi costruttivi e in gran parte convergenti, ma senza quelle parole pronunciate con una evidente, autentica tensione, non sarebbe stata una Direzione sparti acque, una di quelle che restano nella storia di un partito e forse in quella di un Paese, perché quella frase ha avuto il pregio di illuminare il senso di una battaglia carsica che si consuma dentro ma soprattutto fuori dal partito. Quale?
Elly Schlein con le sue qualità è andata bene per salvare il Partito Democratico dal collasso seguito al disastro delle elezioni del ’22, ma ora che la linea di galleggiamento è ripristinata e la navigazione ripresa con relativa sicurezza, è meglio che faccia un passo indietro, che si ri-metta al “suo posto” e che faccia giocare la partita decisiva per il governo a chi avrebbe un profilo maggiormente coinvolgente e dunque vincente. C’è stato su questo fronte persino chi, ragionando con apparente benevolenza, ha suggerito ad Elly Schlein in diretta TV, di ritagliarsi un ruolo “più alto” rispetto a quello di candidata alla Presidenza del Consiglio, e cioè quello di “tessitrice”, di colei cioè che compone dietro le quinte il consorzio di forze politiche alternative alla destra meloniana, per poi mandare sapientemente in scena qualcun altro. Un consiglio davvero straordinario: in pratica sarebbe il primo caso di rimozione tramite auto-promozione, un capolavoro!






