«Ovvio che c’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a palazzo Chigi. Io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni..ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione». Nelle conclusioni della direzione Pd, Elly Schlein prende per le corna un tema che aleggia da mesi e cioè il coro di chi, in pubblico e in privato, da tempo lavora per sbarrarle la strada per palazzo Chigi. Lo fa con un messaggio chiaro, rivolto anche al suo partito: «Io non mi tiro indietro».

IL SECONDO PUNTO CHIAVE riguarda le regole democratiche: «Faremo muro in Parlamento e fuori, insieme alle altre opposizioni. Non faremo passare questa legge elettorale che è l’antipasto del premierato e ha chiari profili di incostituzionalità – spiega la leader Pd nella relazione – faremo tutto ciò che è possibile e che i regolamenti ci consentono per riuscire a fermarla». Schlein aveva subito giudicato «irricevibile» la legge della destra ma ora rilancia, rispondendo a chi l’aveva accusata di una sorta di complicità con il progetto di Meloni.

I DEM DUNQUE si preparano alla battaglia estiva. «Bisogna ricostruire il fronte che ha sconfitto la destra sulla giustizia. Serve una mobilitazione per denunciare il nuovo strappo sulle regole», le fa eco Stefano Bonaccini. E Andrea Orlando: «La legge elettorale introduce il premierato e svuota il Parlamento, penso che sia grave tanto quanto il tentativo di controllare la magistratura e per questo dobbiamo portare la battaglia fuori dal Parlamento, è anche un modo di rincontrare quelle persone che abbiamo incontrato durante il referendum».