Roma, 23 giu. (askanews) – Parla per un’ora e un quarto, comincia dalla politica estera, poi l’Europa che “è politica interna”, quindi il governo Meloni che ha alle spalle “quattro anni di fallimenti”, ma alla ‘politique politicienne’, per dirla alla Bertinotti, Elly Schlein dedica solo un paio di frasi. La leader democratica si presenta in direzione due settimane dopo le comunali e di quel voto non ci sono nemmeno gli echi nel dibattito, l’attenzione del resto è ormai sulla foto del ‘campo stretto’, come è stata ribattezzata dalla minoranza Pd, ma non solo.

Del resto, Giuseppe Conte ancora stamattina ha messo le mani avanti sull’ipotesi di accogliere anche Matteo Renzi in coalizione e ha anche aperto ad una possibilità alternativa a quella delle primarie per scegliere il leader della coalizione, quella del tavolo dei leader. Temi che la leader Pd non ama discutere in pubblico, convinta che gli elettori vogliano sentir parlare di questioni più vicine alla loro vita quotidiana.

Un paio di messaggi chiari, però, la Schlein ha voluto mandarli, sia sul perimetro dell’alleanza, sia sulla questione della leadership. Parlando in streaming, quindi in pubblico nella sua relazione di apertura, ha concluso dicendo che “l’alleanza progressista è già una realtà” e semmai “dobbiamo allargare ancora, non certo restringere”. Un ragionamento seguito da una postilla: “Abbiamo un’occasione storica”, perché “dopo vent’anni abbiamo finalmente una opportunità: andare insieme ad un’alleanza progressista alle prossime elezioni, vincere quelle elezioni e cambiare finalmente il paese. Facciamolo insieme”. Evitiamo autolesionismi, è il sottotesto, non sprechiamo tutto con veti o personalismi.