Gli operatori culturali svolgono il proprio lavoro sullo sfondo di uno scenario mondiale terribile. Questo, come si spera sia chiaro, è particolarmente grave nel Medio Oriente con accuse di «genocidio» di un particolare gruppo etnico considerato da molti come vittima di ‘colonialismo di assediamento’ e da una guerra che potrebbe potenzialmente degenerare nella Terza Guerra Mondiale. Se quest’ultimo scenario peggiore dovesse verificarsi, potrebbe perfino essere «la guerra per porre fine a tutte le guerre» e al pianeta su cui viene combattuta. Questa situazione ha effettivamente posto una serie di sfide urgenti per la comunità globale.
Una di queste è quella di lavorare collettivamente per far rivivere l’idea di un pubblico impegnato in un dibattito ben informato, basato sulla ragione, empatia e solida ricerca e dal rispetto per le agenzie che la forniscono, che devono essere sostenute. In un’epoca in cui sta diventando sempre più difficile separare la realtà dalla finzione, spesso attraverso l’abuso dell’intelletto, umano o di altro tipo, ciò diventa più urgente che mai.
La ricerca della «verità» rimane un imperativo fondamentale per la pedagogia critica. Naturalmente, ciò che costituisce la «verità» rimane una questione controversa. Ciò non nega l’importanza di intraprendere tale ricerca che cerca di spingere ulteriormente i confini della conoscenza e della comprensione nel suo senso più ampio L’educazione richiederebbe una comunicazione in condizioni democratiche a tutti i livelli. La preoccupazione per il rispetto del diritto internazionale, espressa da Francesca Albanese, mi porta a chiedere che venga mostrato rispetto verso, malgrado le sue imperfezioni, l’ONU – un’istituzione creata per sostenere questa «sfera pubblica» globale, all’indomani di due catastrofiche guerre mondiali.






