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Al Festival Echi di Storia di Lugano, l’intervento di Lorenzo Kamel, professore ordinario di Storia Globale e del Medio Oriente all’Università di Torino, ha offerto una riflessione che scardina le letture estemporanee della crisi mediorientale e del conflitto israelo-palestinese. In un dialogo con la storica Anna Foa, Kamel ha tracciato una genealogia delle responsabilità che travalica la contingenza politica, invitando a osservare le “condizioni strutturali” che rendono l’attuale scenario non un’anomalia, ma l’esito di un processo di lungo corso.

L’analisi dello storico parte da una decostruzione del personalismo politico, spiegando che attribuire la deriva attuale esclusivamente alla destra ultranazionalista significa ignorare le radici del sistema: “È una scorciatoia questo eccessivo focalizzarsi su Netanyahu come il male assoluto. Non è stata l’estrema destra a creare i primi insediamenti. I primi trentanove furono opera della sinistra, del partito laburista, nel 1967 attraverso il Piano Allon“.

Quegli avamposti, sebbene allora limitati, hanno creato lo spazio fisico e politico su cui la destra ha poi potuto innestare l’attuale espansione: se Netanyahu ha il primato di essere l’unico premier dagli anni ’70 a non aver mai cercato un accordo, le fondamenta dell’occupazione appartengono a un’eredità trasversale.