Nei prossimi sei mesi la Commissione europea emetterà fino a 80 miliardi di bond, portando il totale del 2026 a 180 miliardi. Anche se per una vera e strutturale condivisione del debito la strada è ancora lunga

Mario Draghi può abbozzare un mezzo sorriso. D’altronde, è proprio lui il gran teorico del debito comune, l’uomo che da anni va predicando la necessità di emettere bond europei, pietra angolare di quell’unione dei mercati più sognata che realizzata. Certo, sono lontani gli anni in cui il più grande pacchetto di stimoli economici mai finanziato in Europa, il Recovery plan, con oltre 2 mila miliardi di euro stanziati, veniva finanziato per gran parte proprio dai titoli comunitari con un rischio condiviso tra i Paesi membri. E poi la Germania è tornata un po’ frugale, come dimostra l’ultima uscita in materia del cancelliere Friedrich Merz, che pochi giorni fa ha respinto l’idea di nuovo debito europeo.

Tutto ciò premesso, la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di emettere fino a 80 miliardi di euro di obbligazioni Ue nella seconda metà del 2026. Ciò porterà l’emissione totale di obbligazioni europee prevista per il 2026 a 180 miliardi di euro. I proventi saranno utilizzati per finanziare i programmi politici finanziati tramite prestiti sui mercati dei capitali. Questi includono erogazioni agli Stati membri nell’ambito del programma NextGenerationEU, il sostegno all’Ucraina (compresi i pagamenti nell’ambito del nuovo prestito di sostegno all’Ucraina), le erogazioni nell’ambito dello strumento SAFE (Security action for Europe) e i contributi ad altri programmi.