Su iniziativa dell’assessorato all’Ambiente guidato da David Barontini (nella foto, ndr), la Regione Toscana ha riattivato il percorso di verifica delle Aree naturali protette di interesse locale – le Anpil – con l’obiettivo di aggiornare e rendere più efficace il sistema regionale di tutela del patrimonio naturalistico e ambientale. Un procedimento avviato nel 2016, ora ripreso dall’assessorato attraverso un confronto con i Comuni interessati, chiamati a inviare osservazioni e contributi entro 60 giorni.
L’iniziativa si colloca nel quadro della legge regionale 30/2015 e delle strategie europee per la biodiversità, compresa la Nature Restoration Law, il regolamento Ue che punta al ripristino degli ecosistemi degradati entro il 2050. Il punto di partenza non è buono: Ispra documenta che in Ue solo il 15% degli habitat ha un “buono” stato di conservazione sul territorio europeo, mentre l’81% in totale ha uno stato di conservazione “inadeguato” (45%) o “cattivo” (36%). Nella nostra Penisola, invece, il 42% degli ecosistemi è in cattivo stato.
All’inizio di quest’anno il Governo italiano ha avviato formalmente l’iter di adeguamento nazionale al regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature restoration law) entrato in vigore nell’agosto del 2024. Un decreto legislativo (atto del governo n. 369) è attualmente all’esame del Parlamento, ma senza finanziamenti adeguati l’Italia rischia di non rispettare gli impegni assunti in sede europea entro il 2030. Ogni Stato membro deve presentare una bozza di National restoration plan entro il 1° settembre 2026 e una versione definitiva entro settembre 2027, definendo le priorità di ripristino, le misure, i finanziamenti e la governance fino al 2050. La legge stabilisce obiettivi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri, che devono ripristinare il 20% delle aree terrestri e il 20% dei mari entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro la metà del secolo.










