«Le semplificazioni amministrative, seppur rivolte allo sviluppo del territorio, non possono stravolgerlo». Parte da qui la presa di posizione della Cia-Agricoltori italiani area Due Mari sulla vicenda dei 140 ettari venduti in agro di Ostuni, all’interno del Parco naturale regionale delle Dune Costiere, destinati - secondo il preliminare siglato dalla famiglia Tatò con un facoltoso immobiliarista romano - alla possibile realizzazione di un resort a 5 stelle con campo da golf da 18 buche.

Un’operazione da 7 milioni di euro che sta accendendo il dibattito pubblico e che, nelle ultime ore, ha visto intervenire anche il Libero comitato per la salvaguardia della costa di Ostuni, che ha denunciato il rischio di «perdere l’identità del territorio» a causa della moltiplicazione di progetti che puntano sulle autorizzazioni Zes per insediamenti in aree agricole e costiere.

La Cia chiede alla politica «una riflessione urgente», chiarendo di non essere contraria agli investimenti, ma di voler evidenziare «una serie di sperequazioni nei confronti delle imprese agricole» generate dall’utilizzo della Zes unica come corsia preferenziale per interventi turistici e immobiliari. La prima riguarda il mercato fondiario: «Nel caso in questione si registra un aumento almeno quintuplicato del valore dei terreni». In quell’area, ricorda la confederazione, il valore agricolo medio «si aggira sui 10 mila euro a ettaro e anche meno», complice la crisi del comparto e gli effetti della Xylella.