La madre delle sorelle scomparse e ritrovate aveva atteggiamenti manipolativi e condizionanti con le figlie e non comprendeva “la grave sofferenza” delle due ragazzine e i “danni prodotti con la sua condotta”. È quanto avevano stabilito, a fine maggio, i giudici del tribunale di Cassino nella sentenza che aveva revocato definitivamente la potestà genitoriale della donna. Circa dieci giorni dopo Sarah e Alisya sono sparite dalla casa famiglia in cui si trovavano a Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila.

Gli atteggiamenti manipolatori della madre

Gli episodi riportati dal tribunale

I dubbi sul ramo materno

Gli atteggiamenti manipolatori della madreNella sentenza del Tribunale di Cassino del 28 maggio emergono dettagli che descrivono la situazione di conflitto tra i genitori di Sarah e Alisya, le sorelle scomparse da Civitella Alfedena e ritrovate a Formia, e spiegano cosa aveva portato i giudici a revocare definitivamente la potestà genitoriale della madre restituendola invece al padre a cui era stata in precedenza sospesa.Come riporta La Repubblica, nel documento i giudici mostrano dubbi su entrambi i genitori, ma nell’elaborazione del giudizio si soffermano soprattutto su atti e comportamenti della madre, attualmente in carcere.ANSA“La madre ha mostrato di non comprendere la grave sofferenza delle figlie – si legge – e i danni prodotti con la sua condotta, che di fatto ha privato le stesse della figura genitoriale paterna. In particolare, la signora ha dimostrato di non essere in grado di recuperare le competenze di genitore necessarie per garantite alle figlie una crescita sana ed equilibrata”.La donna avrebbe cercato di allontanare il padre delle ragazzine, denunciando maltrattamenti che poi non sono stati certificati.Secondo il tribunale la madre “ha messo in atto condotte contrarie all’interesse delle minori e alla ricostruzione del rapporto padre-figlie”. Quindi, “ha dimostrato nel corso degli anni una pervicace opposizione alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre, con atteggiamenti manipolativi e condizionanti sulle minori, ormai strette in un rapporto di lealtà con la madre”. Da qui si desume che “la genitorialità gestita dalla donna non è assolutamente funzionale ai bisogni delle bambine”.