L’intervista a 18k su “Io”, il suo nuovo album: le origini a Brisighella, il rage rap, le polemiche sui testi e la critica anticapitalista al rap odierno: “I tormentoni sono effimeri. Io voglio lasciare un’impronta”
18K, 2026
18k, nome d'arte di Filippo Casadio, classe 1997, originario di Brisighella è tornato con un nuovo progetto discografico dal titolo "Io". Un progetto che si allontana dalle logiche del rap mainstream e dalle narrazioni incentrate sul lusso e in cui la progressiva sperimentazione elettronica lo sta dirigendo in un nuovo territorio musicale. Una visione anticapitalista del rap, che sottolinea nell'intervista. "Nella musica e nell'arte l'ostentazione è effimera, dura poco e non rimane nel cuore delle persone". Poi il rapporto con le polemiche, anche sui suoi testi e il dolore come emozione più rilevante della felicità nella musica e nell'arte: "Il dolore è un'emozione più potente della felicità, ti segna di più ed è più difficile da mandar via". Qui l'intervista a 18K.
Mi racconti di Brisighella e delle tue origini? Io mi chiamo Filippo, sono del '97, vengo da un paesino in Emilia Romagna, un piccolo borgo medievale. Ho finito la scuola a vent'anni e sono sempre stato influenzato da un genere trap americano, anche quando non era così sdoganato. Diciamo, quando era ancora un genere che non ascoltava nessuno.







