Il nuovo album di Piotta, al secolo Tommaso Zanello, è uscito da pochi giorni. Come già il disco precedente, Si riparano ricordi è un lavoro che prende le mosse dal lutto che lo ha colpito, la morte del fratello Fabio, e prosegue in quello che lo stesso rapper definisce un «ponte tra il rap e il cantautorato». Il risultato è sorprendente, Piotta a 53 anni resta una delle voci più originali e ricercate del panorama musicale italiano. L’album verrà presentato in due appuntamenti dal vivo: sabato 11 aprile a Roma (Largo Venue) e venerdì 17 aprile a Milano (Arci Bellezza).

Si riparano ricordi possiamo definirlo come il secondo tempo di ’Na notte infame?

«Certamente sono due album molto vicini come tipo di scrittura, sia dei testi che a livello compositivo. Due album molto emotivi, che scavano dentro, introspettivi, e per rimanere nell'ambito autobiografico, due album fratelli: diversi però anche molto, molto vicini».

Mi piace anche che tu abbia usato la parola fratelli.

«Non l'ho usata a caso, perché tutto parte dalla scomparsa di mio fratello maggiore, e unico fratello, Fabio. La sua morte ha cambiato il mio modo di approcciare alla vita e di conseguenza anche quello di scrivere. Ogni canzone è nata con il pianoforte di Francesco Santalucia – che produce anche questo disco – ad accompagnare le mie parole. C’è ancora la forma di scrittura delle origini, molto ritmica, vicina al rap, ma la sua scomparsa ha di molto aumentato un percorso – che già era cominciato – verso il cantautorato. Con linee melodiche, testi maggiormente introspettivi, citazioni ampie nell'arte in genere ma ancor di più nella poesia, nella letteratura. In Si riparano ricordi c’è anche la pittura».