Irama è uno dei pochi artisti italiani sotto i trent’anni che lavora sul proprio personaggio con metodo, senza inseguire l’esposizione continua ma curando ogni dettaglio, dal suono all’immaginario. Il risultato è una figura artistica solida, coerente, riconoscibile e vocalmente unica. Il nuovo capitolo di questo ragazzo si intitola “Antologia della vita e della morte” ed è un disco fatto di scelte consapevoli e di una crescita costruita passo dopo passo: Sanremo dopo Sanremo («Stavolta sto fermo un giro»), concerto dopo concerto fino ad arrivare al traguardo che sarà tagliato l’11 giugno 2026. Irama salirà per la prima volta sul palco dello Stadio San Siro di Milano dopo averlo sognato, immaginato, desiderato.
La prima volta al Meazza è, per un artista, come una rinascita, si entra in un'altra dimensione: cosa può anticiparci?
«Non vedo l’ora. Il live è la parte più importante del mio lavoro. Sto curando ogni dettaglio perché voglio portare uno spettacolo diverso, qualcosa che resti nella memoria. Sarà un ricordo indelebile. Ci saranno tante idee folli, forse qualcuna anche “pericolosa” (ride). Non so ancora chi saranno gli ospiti, ma sceglierò con chi condividere quel momento. Non mi sarei mai aspettato di arrivare a quel palco: non era un obiettivo. È stata una conseguenza naturale di un’esigenza vera, quella di fare musica. Quando sarà finita la mia parabola spero di lasciare qualcosa, non numeri, ma canzoni».








