Alla ricerca della perfezione utopica.

Avrebbe potuto intitolarsi così il nuovo disco di Irama, Antologia della vita e della morte, in uscita domani per Warner Music.

Un lavoro che arriva a tre anni dal precedente.

"Di questi tempi è un'eternità e non so nemmeno io perché sia passato tutto questo tempo, sinceramente. Volevo realizzare un disco perfetto, perché sono un insicuro - racconta il giovane artista, confermando le parole che ha affidato anche alle sue pagine social nei giorni scorsi -. La verità è che io ho avuto paura: paura di sbagliare, e basta. Mi sono preso il tempo necessario per studiare, per pensare. Avevo paura di deludere chi mi segue e forse anche me stesso, dato che sono sempre alla ricerca di una perfezione che so essere utopica". Ad un certo punto però non era più possibile rifugiarsi nella tana sicura delle proprie insicurezze. "Ed è arrivato il momento di far entrare gli altri nella mia casa, ad aprire porte che un po' per educazione, un po' per indole sono abituato a tenere chiuse. Ma era la cosa giusta da fare". Così ha preso vita Antologia della vita e della morte, "una raccolta di racconti, che racchiude sfumature della vita e della morte. Un dualismo che ha sempre caratterizzato l'uomo: il bianco e il nero, lo yin e lo yang". Quattrodici i "racconti" di questo progetto, intimo e intenso. "Ogni sfumatura rappresenta tanti momenti di me, tante cose che ho vissuto, che ho pensato, che ho incontrato sulla mia strada", spiega ancora Irama che ha voluto affrontare anche argomenti delicati come gli attacchi di panico ("qualcosa che conosco bene fin da ragazzo") o quello del suicidio. "Un argomento che va trattato con molta delicatezza, con i guanti.