Fabri Fibra fotografa «il sentimento post-illusione» della nostra realtà nel nuovo singolo «Che gusto c’è», in uscita domani: primo estratto dell’album «Mentre Los Angeles brucia» (che arriverà il 20 giugno, seguito dal tour in partenza il 3 luglio), posa il suo sguardo lucidissimo sul presente, in un brano di «rap italiano con una sua identità» che lo vede duettare con Tredici Pietro.
L’invidia sociale è il tratto principale di questi anni?
«È il sentimento attuale, è oggettivo che l’intrattenimento porti a questo. Nel momento in cui persone normali e non artisti preparati vengono vendute come forme di intrattenimento, tutti si chiedono “ma allora perché non io?”».
Sono stati i reality show, prima dei social, a dare il via a questo meccanismo?
«Forse il primo "Grande Fratello": ricordo che la domanda era “ma perché c’è gente normale in tv?”. E quello era il tentativo più innocente, considerato ciò che c’è adesso. Oggi l’amatoriale è in tutti i settori, io l’ho proprio accettato: se vuoi fare l’artista, questa è la realtà e questo è il gioco, devi avere gli anticorpi. È il prezzo che paghiamo perché l’intrattenimento esista».






