“Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni. Credete che per questi quattro soldi, questa gloria da str***i avrei scritto canzoni? Io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi. Vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso”. “L’avvelenata” di Francesco Guccini è stata l’introduzione che ha acceso i fari sul concerto di Fabri Fibra all’Unipol Forum di Assago (Milano), ieri sera, 30 settembre.
La scenografia allestita per l’evento era visivamente imponente ma, allo stesso tempo, statica. Sul palco è stata ricreata un’enorme musicassetta che ha funto da console per DJ Double S. Presenti anche dei cubi allungati dove è sporadicamente uscito del fumo. Il live è stato “Fibra-centrico”. Nessun corpo di ballo, nessuna band e nessuna scelta estetica cervellotica. Contava solamente “Rappare le strofe, cantare i ritornelli e tenere le mani su”, come ripetuto più volte dallo stesso artista marchigiano. L’esibizione di Fibra ha rappresentato un omaggio alla cultura hip hop ed al rap italiano. Il pubblico non stava nella pelle ed ha più volte accolto Fibra con cori da stadio, pensati per lui. La scaletta potrebbe trarre in inganno. Otto era il numero degli ospiti presenti al primo Forum di Fibra. Una celebrazione sì, ma che rischiava di trasformarsi in Festivalbar. Ma, fortunatamente, non è stato così.






