C’è voluta una sentenza del Tribunale che ha messo fine ad un’attesa di sei mesi affinché il figlio di una donna deceduta a gennaio potesse dar seguito alle volontà della madre di essere cremata. Da gennaio ad oggi, il corpo della signora è rimasto custodito in una cella frigorifera, bloccato da una burocrazia che si era arenata intorno al dubbio se per rilasciare il nullaosta alla cremazione al Comune servisse o meno l’autorizzazione delle autorità del Marocco, Paese di origine della donna arrivata in Italia nel 1989 e deceduta a Grosseto all’età di 67 anni. La donna, perfettamente integrata, aveva anche abbracciato la religione cattolica e si era fatta battezzare. Al figlio aveva lasciato detto che voleva essere cremata e quando è stato il momento il Comune ha ritenuto fosse necessario il nullaosta del consolato marocchino, documento impossibile da ottenere perché la religione musulmana non prevede la pratica della cremazione. Non riuscendo a smuovere la situazione, il figlio ha deciso di portare la questione davanti al giudice e ieri il Tribunale di Grosseto ha deciso sentenziando che il nullaosta del Paese di origine non serve, perché prevale la legge italiana. Oltrettutto, dicono i giudici, non ci sono leggi che prevedano la necessità di ottenere il nullaosta dalle autorità consolari straniere.