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26 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:58

La Corte di appello di Firenze ha negato a una donna l’utilizzo del seme congelato del marito morto, confermando la sentenza di primo grado, che risale al 2021, e ha disposto la distruzione del campione per evitare che si possa ricorrere alla procreazione medicalmente assistita all’estero. Secondo quanto sabilito dai giudici, come riferito dal Corriere Fiorentino, il campione biologico era stato depositato presso una struttura di Firenze dall’uomo perché temeva di perdere la vita o, se fosse sopravvissuto alle terapie per una neoplasia che doveva iniziare a curare, la fertilità.

Nel testamento olografo l’uomo aveva autorizzato la propria compagna al ritiro del campione di liquido seminale, “al fine di poter realizzare – si legge nella sentenza secondo quanto riportato dal sito del quotidiano – il nostro sogno di procreare un nostro bambino, anche se io venissi a mancare”. Ma per la Corte di appello fiorentina le disposizioni testamentarie sono nulle, “perché contrarie all’ordine pubblico” in quanto in Italia la Procreazione medicalmente assistita post mortem non è consentita, nemmeno in caso di accordo tra le parti, mentre è possibile se entrambi i partner sono in vita.