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6 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:48

Un funerale celebrato “in forma ridotta” perché la famiglia ha scelto di conservare in casa l’urna cineraria. È il caso che sta facendo discutere Lendinara, in provincia di Rovigo, dopo la segnalazione di un figlio che ha raccontato al Messaggero la propria amarezza per le esequie della madre, definite “frettolose e poco rispettose”. Secondo il racconto, durante l’incontro preparatorio il parroco avrebbe spiegato che, in caso di cremazione con ceneri non tumulate in cimitero, sarebbe stata celebrata solo la liturgia della parola. Il sacerdote avrebbe citato un documento vescovile, sostenendo che la scelta di tenere l’urna in casa “privatizza la morte” e impedisce alla comunità di portare un fiore in un luogo ritenuto sacro. “Ho provato a spiegare che le ceneri sono a casa per un motivo affettivo e che chiunque può venire a rendere omaggio – riferisce il figlio – ma non è servito”.

Il disagio, però, non si sarebbe fermato alle modalità liturgiche: “Siamo rimasti quasi dieci minuti ad aspettare il parroco all’ingresso della chiesa – racconta ancora – poi ha iniziato con un richiamo fuori luogo: ‘Sputate le chewing gum, togliete i cappelli, spegnete i cellulari’. La cerimonia è stata rapidissima, senza spiegazioni ai presenti sulle parti mancanti”. L’uomo lamenta anche richieste di offerte “insistenti e indecorose”, tanto che alcuni partecipanti avrebbero deciso di non contribuire. A portare parole di conforto sarebbe stato un sacerdote di un paese vicino, amico di famiglia, chiamato a concelebrare. “Ci sentiamo offesi – conclude – davvero nel 2026 una persona non può avere un funerale completo solo perché viene cremata e non sepolta in cimitero?”.