Per la Corte d’Assise di Parma Chiara P., la 22enne condannata a 24 anni e 3 mesi per l’omicidio del figlio nato il 7 agosto 2024 e sepolto nel giardino di casa, agì con lucidità e determinazione. “Ferma volontà di partorirlo e poi eliminarlo”, scrivono nelle motivazioni della sentenza.

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Anche se "immatura e fragile", Chiara P. ha agito "con lucidità e determinazione" tenendo sempre ferma "la volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo".

Lo hanno scritto i giudici della Corte d'Assise di Parma nelle motivazioni della sentenza di primo grado per la 22enne di Vignale di Traversetolo condannata a 24 anni e 3 mesi per l'omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e sepolto nel giardino della casa di famiglia. Per l'omicidio dell'altro neonato trovato morto nel giardino dell'abitazione, il primogenito nato a maggio 2023, è stata invece assolta. La Procura aveva chiesto 26 anni.

La ragazza avrebbe "tenuto sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti" "di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili", hanno precisato i giudici. Il comportamento dell'imputata renderebbe evidente "come la decisione di causare la morte dello stesso fosse stata voluta e premeditata, a maggior ragione se si considera l'esperienza vissuta con la prima gravidanza", scrive la Corte, presieduta da Alessandro Conti.