Prefazione doc di Vittorio Sgarbi al suo primo lavoro di ripartenza. Due amici, i ricordi, il destino che si modifica imprevedibilmente. "Sono contento ed ho già pronto un altro libro sui tempi del Covid".PRATO
Il romanzo si intitola "La musica del silenzio" ed ha una accattivante prefazione di Vittorio Sgarbi: il suo primo impegno critico dopo la crisi dei mesi scorsi, dedicato all’amico Umberto Cecchi, scrittore e giornalista (con parentesi politica), pratese nel dna, viaggiatore e narratore di vita.
Umberto Cecchi, un personaggio globale quando non si sapeva cosa voleva dire: un uomo senza confini, con gli occhi aperti, anzi spalancati sul mondo. Da quello che accade sotto casa, in viale Vittorio Veneto, a quello che succede a migliaia di chilometri di distanza. In posti che lui ha più che visitato, ha vissuto sempre intensamente.
Nella prefazione si delinea la ponderosa opera di Umberto Cecchi: un esordio con il romanzo, dopo libri di successo come "La strada dorata per Samarcanda" o "La luna di Harar".
Questo suo ultimo lavoro è un gioco fra destino, vita e morte. Un gioco drammatico in cui la narrazione, nella fiction opera di uno scrittore italoamericano, si sostituisce al destino, lo cambia, e cambia anche la linea già decisa dell’opera proposta all’editore americano, provocando una serie di conseguenze che danno vita e corpo a situazioni che formeranno come tante tessere di un mosaico, realtà diverse. Ognuna con un peso notevole nella narrazione.







