di Antonella CoppariROMAMano agli estintori. Giorgia Meloni ordina la de-escalation ai suoi e dà il buon esempio nella prima uscita pubblica dopo la rissa a distanza con Donald Trump. Lo fa sul terreno amico del Giorno de La Verità, con lo sparring partner Maurizio Belpietro. L’obiettivo è chiudere la querelle: "Sono rimasta sinceramente colpita, ma non intendo alimentare questo confronto". Promuove la mossa di Antonio Tajani ("ha fatto benissimo ad annullare la missione negli Usa"), ma traccia la linea rossa: "Il messaggio è stato lanciato, non bisogna andare oltre". Figurarsi se, ben attenta a non sbilanciarsi sulle ricostruzioni da cui sarebbe scaturito lo scontro, la premier ha voglia di citare l’audio originale di Trump diffuso poche ore prima. La parola d’ordine è tornare alla normalità: "La politica estera italiana sarà quella degli ultimi ottant’anni: mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue". Insomma, una dinamica profonda di cui non si può parlare "come fosse Temptation Island..." (riferimento ai meme creati con l’IA).
Questa normalità si tradurrà nella presenza dei ministri al ricevimento del 2 luglio a Villa Taverna, nel rispetto dell’ambasciatore Fertitta, mettendo la sordina a ogni parola tagliente. Ma non solo: Meloni sa che Trump – metà mercante, metà presidente – bada solo al sodo. E oggi, il sodo è il Medio Oriente. E così, il vero segnale lei lo lancia sullo Stretto di Hormuz: "Credo che noi dobbiamo fare la nostra parte". E rincara: "Il mio ottimismo non può essere statico, offriamo la disponibilità a un’eventuale missione per la libertà di navigazione, ovviamente passando per il Parlamento". Basta paragonare questo slancio con la cautela di Crosetto, per coglierne la differenza: "Sminamento a disposizione, ma solo in una cornice di sicurezza condivisa e non in un teatro di guerra".










