Una collezione di Feng Sansan (courtesy Jiangxi institute)
Una nouvelle vague di creativi forgiati dalle migliori scuole di moda sta contribuendo a riscrivere il futuro delle più importanti maison. Si parla del ruolo di primo piano degli istituti di formazione per quella generazione di stilisti che è riuscita a creare una rottura con il passato, trasformando l’immaginario della moda in un linguaggio sempre più culturale e narrativo.
Partendo dalla Cina, tra i migliori talenti della Jiangxi institute of fashion technology spicca Chen Long con il marchio Chen.1988. Lo stilista, che è anche professore presso l’università, è membro del comitato della China fashion association e vincitore del China fashion designer top award 2025. Anche Feng Sansan, con la sua label Fengsansan, è riconosciuto come uno dei migliori designer del Dragone e ha una presenza regolare alla China fashion week. Sui Zhenchong è invece direttore creativo dell’azienda di sportswear Xtep, con sede a Xiamen.
Volando in Europa, dopo il successo dei sei di Anversa, la Royal academy of fine arts Antwerp ha continuato a sfornare nomi rivoluzionari. Demna, oggi direttore artistico di Gucci, oltre ad aver lanciato Vetements, ha contribuito al successo di Balenciaga dal 2015 al 2025. Dalla scuola sono usciti anche Haider Ackermann, oggi alla guida di Tom Ford, Glenn Martens, direttore creativo di Diesel e Maison Margiela, e Pieter Mulier, passato da Alaïa a Versace all’inizio di quest’anno. Tra gli ultimi arrivati, ci sono poi Antonin Tron da Balmain e Meryll Rogge da Marni. L’altra vera fucina di talenti è stata La cambre di Bruxelles, da cui sono usciti Anthony Vaccarello, dal 2016 anima creativa di Saint Laurent, Matthieu Blazy, direttore artistico di Chanel dal 2024, e Julian Klausner, scelto come successore di Dries Van Noten dopo il ritiro di quest’ultimo due anni fa.







