La domanda alla quale è più difficile rispondere è quella che riguarda una delle cose che l’uomo ricerca di più nel corso della sua breve o lunga esistenza. Che cos’è e come si raggiunge la felicità. Potremmo dire con Schopenhauer che felicità è l’assenza di dolore oppure che è la capacità di dare senso e valore alla propria vita nonostante i problemi.

Si può pensare di essere felici in tanti modi, e talvolta, provando nostalgia per qualcosa che abbiamo vissuto senza che ci rendessimo conto del suo valore, può accadere di realizzare di essere stati felici senza capirlo. Ma cosa può aiutarci nella ricerca della felicità? Tra le cose che possono aiutare c’è sicuramente la bellezza, nell’arte, nella musica, in una poesia, in una persona, nel mondo che ci circonda. Succede che quando vediamo una cosa che giudichiamo bella si attiva l’amigdala, l’area deputata all’elaborazione delle emozioni, e questa spinge il cervello a spargere ormoni della felicità: sentiamo il batticuore e le farfalle nello stomaco, e siamo felici.

È proprio la gradazione dell’attivazione dell’amigdala in funzione della forza del piacere provato, che regolerà la quantità di neuro-ormoni prodotti; da questo dipenderà il livello di felicità che riusciremo a raggiungeremo, se questa sarà fatta di picchi che ci faranno gioire, oppure se sarà una forma più blanda di benessere che potremo chiamare serenità. Un altro elemento che potrà aiutarci nella nostra ricerca della felicità è la socialità, capire che la felicità nostra non è mai disgiunta da quella degli altri. Uno studio dell’Università di Harvard condotto su 724 persone seguite per 79 anni cercando di individuare parametri indicativi di uno stato di felicità, conclude che, “Alla fine, sono le buone relazioni sociali a dare benessere e felicità, più che i soldi o il successo”.