Magari avete letto nei giorni scorsi che uno dei nuovi segretari della Linke è di origini calabresi. Luigi Pantisano ha fatto fin da subito parlare di sé: è stato eletto al congresso del partito di estrema sinistra con una percentuale non altissima, ma a ridosso dell’elezione ha messo sullo stesso piano Cdu e AfD. Per il segretario, infatti, «quasi non ci sono differenze tra la Cdu, che fa politica fascista, e i fascisti stessi».
Una dichiarazione inaccettabile soprattutto per un cristianodemocratico moderato come Daniel Günther, il capo della Cdu dello Schleswig-Holstein, dove il partito governa assieme ai Verdi. Il governatore ha subito chiesto le dimissioni di Pantisano spiegando che il neocapo della Linke si è «squalificato da ogni tipo di confronto democratico serio. È dimentico della storia» ha detto alla Bild. Pantisano secondo Günther non è un interlocutore credibile per democratici e dovrebbe lasciare la politica.
Pantisano ha fatto parzialmente marcia indietro, anche perché sulla carta la Linke è aperta a eventuali coalizioni con la Cdu a livello di Land per impedire un governo monocolore AfD. Linke e Cdu infatti sono bloccati da vicendevoli veti sulle alleanze, che ora potrebbero cadere per consentire una super conventio ad excludendum per evitare il primo governatore di AfD in Sassonia-Anhalt. Le dichiarazioni aggressive del neosegretario rischiano di far naufragare questo progetto ancor prima che cominci.











