Nel panorama scientifico italiano dell’Ottocento la figura di Efisio Marini occupa una posizione singolare. Medico, preparatore anatomico e ricercatore autodidatta, Marini divenne noto in Italia e all’estero per una tecnica di conservazione dei tessuti organici che i contemporanei definirono “pietrificazione”. Il procedimento, mai divulgato integralmente, gli assicurò notorietà internazionale tra gli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo e contribuì alla nascita di una reputazione che ancora oggi accompagna il suo nome.

Efisio Marini nacque a Cagliari il 13 aprile 1835 da una famiglia agiata di commercianti. Frequentò gli studi classici nella città natale e successivamente intraprese il percorso universitario in medicina. Parte della sua formazione si svolse all’Università di Pisa, dove seguì corsi di scienze naturali e maturò interesse per la paleontologia, la geologia e i processi di fossilizzazione naturale. L’osservazione dei reperti fossili ebbe un ruolo importante nella definizione delle sue successive ricerche sulla conservazione artificiale dei tessuti organici.

Dopo il completamento degli studi tornò in Sardegna e collaborò con il Museo di Storia Naturale di Cagliari. In questi anni iniziò a sperimentare metodi chimici finalizzati alla conservazione di preparati anatomici umani e animali. La sua attività si collocava in un contesto scientifico nel quale anatomia patologica e medicina legale richiedevano tecniche sempre più efficaci per preservare i corpi destinati allo studio. Le procedure tradizionali di imbalsamazione risultavano spesso invasive e alteravano colore e consistenza dei tessuti. Marini cercò un metodo alternativo.