Per i pazienti era «il chirurgo dalle mani d’oro», per gli amici più stretti e i familiari «l’angelo dai baffi». Piero Bretto, chirurgo vascolare, ha contribuito alla storia dei trapianti alle Molinette e in Italia. E’ morto ieri, giovedì 4 dicembre, a 78 anni, al termine di una lunga malattia. E’ stato pioniere nei trapianti di rene, con la sua calma rassicurante con la quale accompagnava i malati. A lui si deve fra l’altro il primo trapianto di rene, eseguito in Piemonte nel 1981.
Lo ha stroncato un mieloma multiplo, che – racconta la figlia Elisabetta – «ha affrontato con una forza e una dignità straordinarie, rimanendo se stesso fino alla fine, scherzano, incoraggiando tutti con lo spirito di un guerriero, facendo sembrare facile anche quest’ultima battaglia». Il funerale si terrà martedì prossimo, 9 dicembre, nella chiesa dell’Immacolata Concezione in via Nizza 47 (ora ancora da stabilire).
La carriera
Laureato in Medicina e Chirurgia a Torino nel 1973, si è specializzato in Chirurgia d’urgenza e in Angiologia e chirurgia vascolare. La sua carriera comincia fin dagli anni degli studi, durante i quali si è avvicinato a questo ramo della chirurgia all’epoca ancora in fase di sperimentazione. Fin dai primi anni ha stretto importanti collaborazioni con nomi illustri in questo campo della chirurgia, a cominciare dal professor Peter Morris, grazie al quale ha appreso le tecniche di prelievo e trapianto durante uno stage ad Oxford nel 1980. E l’anno seguente ha partecipato al primo trapianto eseguito in Piemonte alle Molinette, aprendo la strada. Qui, diciotto anni dopo, ha introdotto la tecnica dei doppi trapianti renali da donatori ultra sessantacinquenni. Un anno dopo, al John Hopkins Hospital, ha appreso la tecnica del prelievo laparoscopico nei trapianti da vivente: intervento che applicherà a Torino dal 2001.






