reportageFoto di Maria Michela D'AlessandroSegui Domani su Google23 giugno 2026 • 17:12Fuori dal SoFi Stadium, mentre l’Iran sfida il Belgio, centinaia di esuli trasformano la Coppa del mondo in una protesta contro la Repubblica islamica. Tra bandiere vietate, slogan e ferite ancora aperte, emerge la frattura che attraversa la diaspora di Teheran. Per molti la nazionale non rappresenta il paese, ma il regime che lo governa: «Non possiamo fare finta che sia solo calcio»LOS ANGELES – Sono le 9 del mattino quando un nutrito gruppo di persone arriva davanti al SoFi Stadium di Los Angeles, il più costoso al mondo da quasi 5 miliardi di euro. Mancano ancora tre ore al calcio d'inizio della seconda partita del gruppo G dei Mondiali tra Belgio e Iran (finita poi a reti inviolate), ma davanti ai cancelli decine di persone sono già arrivate. Non sono qui per tifare ma per protestare. «Freedom for Iran» (libertà per l’Iran), «Regime must go» (il regime deve andarsene), Per continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Maria Michela D’AlessandroClasse ’93, romana ma da sempre con un piede fuori casa. È laureata in Giornalismo internazionale tra Berlino e San Pietroburgo, si occupa principalmente di esteri. Ha collaborato con The Moscow Times, Al Jazeera, Euronews, Il Caffè settimanale e ha lavorato come fact-checker per Lead Stories. Sportiva da sempre, dal calcio giocato è passata direttamente a correre maratone. Oggi è giornalista a La7. Domani, chi lo sa.