Più veloci di prima, ma ancora troppo lenti. Il Pnrr per l'Istruzione ha recuperato terreno senza però chiudere il divario. E proprio sullo 0-6, il capitolo su cui il Piano aveva puntato di più, si concentrano oggi i dubbi maggiori. La Fondazione Agnelli fa un nuovo punto sullo stato di avanzamento delle diverse linee di investimento in base ai dati ufficiali di febbraio 2026. La scadenza è il 30 giugno. Il focus “Il PNRR per l'Istruzione: a che punto siamo?” porta la firma di Riccardo Secomandi (Università di Ferrara) e Alberto Zanardi (Università di Bologna): hanno analizzato i dati del Governo pubblicati sul portale Italia Domani, insieme al team di ricerca e comunicazione della Fondazione Agnelli. La sintesi la fa il direttore Andrea Gavosto: «Ci sono stati indubbiamente progressi in questi mesi – commenta – e altri se ne possono attendere per gli ultimi 4 mesi del Piano. Tuttavia, è ragionevole pensare che molti progetti importanti non saranno portati a termine nei tempi concordati. Penso, fra le altre misure, alla costruzione di nuove scuole innovative e agli interventi per aumentare i posti negli asili nido, che già erano stati fortemente ridimensionati in una revisione del Piano richiesta dal Governo italiano all’Ue”. 0-6: nidi e infanzia, il punto dolente L'investimento più ambizioso è il più esposto al rischio di non arrivare in tempo. Vediamo i dati: le revisioni del Piano l'hanno ridimensionata – dai 4,6 miliardi originari a poco meno di 3,8, oggi risaliti a 4,384 grazie ai fondi liberati da altre misure – e i nuovi posti da creare sono scesi da 264.000 a 150.480, quasi tutti nella fascia 0-2. Al 26 febbraio 2026 risultano 3.849 progetti approvati che, se completati in tempo, varrebbero quasi 186.000 nuovi posti. Se tutti i progetti chiudessero in tempo - ipotesi ormai improbabile - l'Italia passerebbe da 26,5 a 35,5 posti nido ogni 100 bambini 0-2, oltre il target del 33% fissato per il 2027, e la disuguaglianza tra territori si ridurrebbe. Il divario, però, non si chiuderebbe: Sicilia e Campania resterebbero al 24-25%, lontane dalla media. Allo stesso nido, due cantieri diversi Immaginiamo di affacciarci a due nidi che dovrebbero aprire entro giugno. In un Comune del Veneto o dell'Emilia-Romagna il cantiere è ormai avanti: queste due regioni, con il Piemonte, hanno fatto i progressi maggiori (+39, +32 e +29 punti rispetto a ottobre) e superano la media nazionale del 34% di risorse legate a progetti conclusi o in chiusura. Spostiamoci al Sud: in Sicilia siamo al 21%, in Campania al 27,5%, in Puglia e Calabria al 22,8%. Qui spesso c'è ancora una gara da aggiudicare o uno scavo appena aperto. Fa eccezione la Sardegna (44%); fuori dal Mezzogiorno, a sorpresa, è il Lazio il fanalino di coda, al 17%. Ma il numero che pesa di più è un altro: a quattro mesi dalla scadenza, il 62% delle risorse riguarda ancora progetti in fase di affidamento ed esecuzione. Un nido medio del Pnrr vale 1,14 milioni e, per un'opera pubblica così, tra la gara e la fine dei lavori servono in media due anni e un mese. Lo stesso Ministero ammette un "livello di criticità medio". I più piccoli restano fuori C'è poi un'Italia che dal nido resta quasi esclusa. I Comuni sotto i mille abitanti – un quarto del totale - hanno intercettato 113 milioni, appena il 2,6% del finanziamento; solo il 15% di loro ha ottenuto almeno un progetto, contro una media nazionale del 34% di Comuni finanziati. Immaginiamo un paese di montagna: pochi bambini, nessun nido prima del Piano e, con ogni probabilità, nessuno dopo. Il motivo è doppio. Ai micro-Comuni manca la capacità progettuale e gestionale per reggere bandi e gare d'appalto, e consorziarsi tra realtà vicine resta difficile; inoltre i criteri della prima fase, basati su bandi poi corretti in corsa, hanno premiato i Comuni più grandi e già meglio attrezzati. Anche a Piano concluso il divario resterebbe: sotto i 500 abitanti la copertura salirebbe solo da 6,4 a 19 posti ogni 100 bambini, ben lontano dalla media nazionale (35,5) e dal target del 33%. Lo stesso allarme l'aveva già lanciato l'Ufficio parlamentare di bilancio a inizio 2025. Il quadro generale: l'istruzione resta indietro Allargando lo sguardo a tutto il Pnrr per l'istruzione, la fotografia è la seguente. Al 26 febbraio la spesa è salita al 45,6% dei fondi europei assegnati, con un balzo di 9 punti rispetto a ottobre. Ma nello stesso periodo l'intero Pnrr è corso più veloce, dal 38,9 al 55,6%. L'accelerazione maggiore è arrivata dall'edilizia scolastica (al 52% complessivo), mentre restano al palo le ITS Academy (4,8%), gli alloggi universitari (4,9%), la riduzione dei divari territoriali (20%) e la didattica digitale (12%). A quattro mesi dal 30 giugno, risulta spesa meno della metà delle risorse per la scuola. Un ritardo – avverte la Fondazione Agnelli - che sarà difficile recuperare.