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Silvia M. C. Senette
Per l'atleta altoatesino è la terza positività, il controllo gestito dall'agenzia tedesca Nada. Sandro Donati: «Quando mi disse che voleva correre a Kelsterbach temevo che sarebbe successo qualcosa di brutto. Provo quasi sollievo nel sentirlo dire basta»
«O Alex ci è ricascato, o questi hanno ri-barato. Tra le due ipotesi valuto attentamente la seconda: parliamo di soggetti con un certo “curriculum”, che nel 2016 hanno tentato di produrre false prove e falsi campioni, parlando apertamente nei loro colloqui di “plot against Alex Schwazer”, un complotto contro Alex. Ed è inquietante che il laboratorio sia lo stesso di Colonia, che all'epoca tentò di consegnare ai Carabinieri un falso campione B». Sandro Donati, paladino internazionale dell'antidoping ed ex allenatore del marciatore altoatesino, commenta così l'ultimo clamoroso capitolo della “saga Schwazer”. Lunedì, dopo il trionfo del 26 aprile a Kelsterbach (record italiano sui 42 km di marcia), l'atleta 41enne ha annunciato la sua terza positività, a sangue e urine, per Epo in un controllo gestito dall'agenzia tedesca Nada. Schwazer si è professato innocente ma ha detto basta: chiederà le controanalisi solo se verrà analizzato il residuo di urina ("campione C") sottratto e conservato da Donati a fine gara. Una sfida provocatoria che rischia di chiudere il sipario.










