Capri d’inverno, inizi Novecento. C’era già stato, tra gli altri, Oscar Wilde. Ci vivevano Norman Douglas e il barone Fersen, artisti e intellettuali guardavano all’isola come luogo di libertà e ispirazione.

E qui soggiornò Joseph Conrad dal gennaio 1905 fino a maggio: arrivò a Capri insieme a sua moglie Jessie e al figlio piccolo Borys dopo gli sforzi enormi della scrittura di uno dei suoi tanti capolavori, Nostromo, e aveva bisogno di riposarsi. Quale posto migliore per riaccendere la ispirazione e soprattutto trovare conforto, anche perché sua moglie aveva dei problemi fisici. L’isola del golfo di Napoli sembrava il posto ideale per lo scrittore che aveva viaggiato in tutti i mari del mondo.

Il soggiorno è ricostruito nel romanzo L’isola delle ombre (edizioni La Conchiglia) di Pier Luigi Razzano, firma di Repubblica, attraverso l’utilizzo di documenti come lettere, biografie, testimonianze. La documentazione sostiene l’andamento romanzesco della storia di Conrad che affronta Capri come luogo misterioso e ignoto, soprattutto totalmente diverso da quello che aveva immaginato.

L’isola in quei giorni di gennaio è fredda, sempre battuta da piogge, quindi appare inospitale, respingente, diversa. Conrad prova tra passeggiate e giorni di relativa tranquillità a rintracciare la propria ispirazione inseguendo l’idea di un romanzo ambientato nel Mediterraneo o addirittura di un romanzo che ricostruisca la storia dell’assedio francese in epoca napoleonica per conquistare l’isola occupata dagli inglesi. Però in realtà lui si ritrova in un momento in cui a 47 anni dopo tanti viaggi, tante avventure, dopo essere ritornato sulla terraferma, dopo tanti anni di scrittura che lo hanno portato alla realizzazione di Lord Jim, Cuore di tenebra e altri capolavori, a rivedere la propria giovinezza il proprio passato; quindi Capri lo aiuta a risvegliare i fantasmi e tanti ricordi, le ferite del passato mai rimarginate.