Quando il motoscafo si stacca dall’attracco e inizia la sua lentissima uscita dal porto il senso di abbandono e quello della meraviglia si mescolano al desiderio di esplorare il mondo. Il porto sicuro diventa una costrizione, il mare aperto un’opportunità. Il respiro si fa più corto, il coraggio lascia il posto alla zona di comfort, la voglia di esplorare è più impellente di ogni sensazione di resistenza.
E allora si va, e il mare diventa l’occasione di capire come sei, cosa desideri e qual è il tuo posto nel mondo. La salsedine diventa una compagna di avventura, i gabbiani che planano sull’acqua si trasformano in una meraviglia di libertà. Leggerezza e chill, benessere e immediata sensazione di tempo interrotto. Non conta più nulla, in mare: non serve il wi-fi, nulla è necessario se non la crema solare per pelli sensibili e abbastanza acqua per non disidratarsi.
È la sensazione che provano i turisti che una volta all’anno, raramente due o più, prendono un gommone e si lasciano traportare nel blu, trasformandosi nei lupi di mare che vorrebbero essere anche negli altri 364 giorni ma che non possono permettersi di essere. A meno che si abbia il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle e si riesca a fare quel salto che moltissimi immaginano e auspicano ma che nessuno, o pochissimi, fanno poi davvero.







