Il vento e il mare accarezzano giovani, ragazzi e adulti che di porto in porto, da nord a sud dell’Italia, salpano per vivere insieme, da poppa a prua, sopra e sotto coperta, l’esperienza di fare equipaggio. Una volta superata la passerella ci si ritrova “immersi” tra cime, vele, nodi e attività di bordo dal gusto antico, ma dal sapore nuovo. L’amicizia e le relazioni interpersonali si rafforzano perché “il metodo Nave Italia ha come finalità l’emersione delle potenzialità delle persone più fragili attraverso un percorso in tre fasi: preparazione, imbarco e ritorno a terra. La fase 2, però, è il cuore dell’esperienza, in cui il gruppo, accompagnato dal project manager, condivide con l’equipaggio della Marina Militare non solo i laboratori, ma l'intera routine di bordo – spiega Marco Gagliani, project manager della Fondazione Tender To Nave Italia Ets - .Questo permette ai partecipanti di disconnettersi da una quotidianità dominata dai social, riscoprendo l'autenticità del contatto umano. In questo micromondo sospeso sul mare, le relazioni reali e la fatica condivisa innescano una profonda trasformazione, restituendo coraggio e fiducia per affrontare le tempeste della vita”. Il brigantino-goletta, con i suoi 61 metri di lunghezza e i suoi 1300 metri quadri di superficie velica è attualmente il più grande al mondo ed è capace di ospitare fino a ventidue persone oltre l’equipaggio. Varata nel 1993 dai cantieri “Wiswa” di Danzica, in Polonia, con il nome di Swan Fan Makkum, ossia il “Cigno della città di Makkum”, l’imbarcazione compie ben diciotto traversate atlantiche dall’Olanda alle Antille. Il 9 ottobre 2006, con l'arrivo del veliero a Genova, viene costituita la Fondazione Tender To Nave Italia Onlus. Nata per iniziativa dei soci fondatori Marina Militare e Yacht Club Italiano, la Fondazione realizza così il sogno di Carlo Croce: mettere un grande brigantino a disposizione del mondo del disagio e della disabilità. Nel gennaio 2007 la Fondazione viene presentata alle istituzioni e alla Stampa a Roma e il brigantino riceve la benedizione dell’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco. Il 6 aprile dello stesso anno prende il largo il primo progetto riabilitativo “spiegando le vele” e facendo vivere a centinaia di giovani giornate straordinarie come il G8 dei ragazzi sull’Isola di Montecristo nel 2009 o la Giornata della Marina quando è salito a bordo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In quasi vent’anni Nave Italia ha imbarcato 7867 persone tra passeggeri speciali, operatori e volontari dedicati e ha realizzato 371 progetti cresciuti in questi anni, per numero e qualità, fornendo ai beneficiari percorsi formativi e riabilitativi unici. Un’esperienza unica al mondo che quest’anno ha fatto salire a bordo anche la cultura. Infatti, solo attraverso l’impegno culturale è possibile incidere in maniera trasversale in tutti i settori del vivere civile, sociale e politico e l’esperienza a bordo di un veliero conferma che non è solo una gita in barca oppure un’avventura sul mare, ma “un impegno concreto di promozione dei nostri principi di inclusione attraverso un approccio esperienziale che va oltre le parole – sottolinea Michela Rimondini dell’Università di Verona impegnata assieme a colleghi professori e studenti a redigere un manifesto per l’inclusione nell’ateneo veronese -. I membri dell’equipaggio di terra e di mare, hanno lavorato in modo integrato e sinergico sia da Verona che a bordo di Nave Italia. L’obiettivo principale è stato co-creare una serie di percorsi di sensibilizzazione e coinvolgimento, che portino l’intera comunità universitaria a ingaggiarsi in in un piano di azione di co-responsabilità, che permetta ad ogni persona con disabilità di sentirsi a suo agio nel nostro Ateneo. La convivenza delle differenze e la valorizzazione delle potenzialità hanno guidato il nostro lavoro in cui persone che convivono con diverse forme di disabilità fisica, cognitiva o relazionale salendo a bordo hanno messo a servizio la loro storia di vita contribuendo a scardinare stereotipi o false aspettative”. Il progetto dell’Università degli Studi di Verona ha preso il largo lungo le coste tra Civitavecchia e Gaeta con l’obiettivo di una co-costruzione di un percorso programmatico e culturale dedicato all’inclusione e alla valorizzazione delle potenzialità, capace di orientare le future azioni dell’Ateneo. Non è un caso che Mattia Grella, tra i membri dell’equipaggio come Università di Verona richiama la metafora del pescatore: “Butto la rete e qualcosa di buono si pescherà – dice -. Allo stesso modo la nostra idea non è di creare un unico documento, ma di costruire una rete in cui ogni nodo sarà rappresentato da una card contenente un principio di inclusione per il nostro Ateneo. Sono fiducioso che potremo riuscire a coinvolgere persone che al momento non sono agganciate a questo tema”. La carta dell'inclusività non verrà terminata a bordo ma sarà oggetto di ulteriore lavoro a terra insieme agli studenti e al personale dell'Università con disabilità che ha continuato a lavorare da Verona.Attività e laboratori a bordo di Nave Italia / foto Marina MilitareNave Italia “è molto più di una nave: è un luogo in cui professionalità e umanità navigano insieme. L’unicità di questa esperienza nasce dall’equipaggio della Marina Militare, che affronta ogni progetto con competenza, dedizione e una straordinaria attenzione verso le persone che salgono a bordo – spiega il capitano di fregata Matteo Malerba, comandante dell’unità -. Qui ciascuno è chiamato a sentirsi parte di qualcosa di più grande, condividendo responsabilità, fatica, collaborazione e fiducia reciproca. Per un comandante governare Nave Italia significa andare oltre il ruolo operativo: vuol dire creare un ambiente in cui ogni persona possa sentirsi accolta, valorizzata e capace di mettersi in gioco. È questo lo spirito che rende speciale questa nave e che trasforma ogni imbarco in un’esperienza intensa, autentica e capace di lasciare un ricordo profondo in chi la vive, ma anche in chi la conduce”.A lezione di arte marinaresca a bordo di Nave Italia / foto Marina MilitareEd è tra bracci, scotte, imbrogli, alabbassi, amantigli e paranchi che scorre la vita di questi marinai speciali dello storico brigantino-goletta dotato di due alberi principali, trinchetto e maestra, più bompresso e ben quattordici vele. Tra i prossimi imbarchi quello dal 19 al 23 maggio con l’Usl Toscana Centro che lavorerà sulla delicata transizione dei pazienti adolescenti verso i servizi di salute mentale per adulti. Successivamente, Animenta Aps proporrà dal 26 al 30 maggio un percorso dedicato ai disturbi del comportamento alimentare.