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Nelle ultime tre settimane le proteste iniziate in Albania contro la costruzione di un resort di lusso legato alla società di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero di Donald Trump, si sono trasformate nelle più grandi manifestazioni antigovernative della storia recente del paese. Ogni giorno i manifestanti si riuniscono davanti alla Kryeministria, il palazzo del governo e residenza ufficiale del primo ministro Edi Rama: sabato in più di 100mila hanno sfilato nella capitale Tirana chiedendo le sue dimissioni e addirittura il suo arresto.
Le proteste erano iniziate alla fine di maggio con una forte connotazione ambientalista. I manifestanti criticavano i lavori per la costruzione di un complesso turistico da 10mila posti letto sull’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico: avrebbe occupato centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una zona costiera che ospita siti di nidificazione delle tartarughe marine, ma anche foche e fenicotteri. Da questo deriva il nome dato dai promotori alla protesta: “rivoluzione dei fenicotteri”.
Ben presto le rivendicazioni si sono allargate per criticare la classe politica albanese, da anni coinvolta ciclicamente in scandali di corruzione e descritta dai manifestanti come pronta a svendere il paese, incluse le sue terre protette, agli investitori internazionali per il guadagno di pochi.









