I compensi dei grandi amministratori delegati americani continuano a crescere, sostenuti da utili societari in aumento, quotazioni di Borsa elevate e piani di incentivazione sempre più legati alle performance azionarie. È il quadro che emerge dall'analisi del Wall Street Journal sui proxy statement delle società dello S&P 500, che conferma come l’anno scorso sia stato un altro anno positivo per le retribuzioni dei vertici aziendali. Secondo lo studio realizzato da Equilar e Associated Press, la remunerazione mediana dei ceo delle società dello S&P 500 è salita del 9,7%, raggiungendo i 17,1 milioni di dollari. La componente principale continua a essere rappresentata dalle azioni assegnate ai manager, che valgono oltre il 70% del pacchetto retributivo complessivo e aumentano di valore quando cresce il prezzo del titolo in Borsa.

La dinamica riflette un meccanismo ormai consolidato: i consigli di amministrazione puntano a legare gli interessi dei manager a quelli degli azionisti attraverso stock award e piani di lungo termine, riducendo il peso della componente fissa. Il risultato è però un ulteriore ampliamento del divario tra i compensi dei vertici e quelli dei dipendenti. Il rapporto tra la retribuzione del ceo e quella del lavoratore mediano ha raggiunto quota 192 a 1: significa che un dipendente dovrebbe lavorare quasi due secoli per guadagnare quanto il proprio amministratore delegato percepisce in un anno.