di Vincenzo Perrone, dipartimento di Managment e Tecnologia Università Bocconi
Zero errori è un’illusione. Nelle organizzazioni complesse sbagliare è inevitabile. La differenza sta nella capacità di riconoscere gli errori, limitarne gli effetti e trasformarli in occasioni di apprendimento.
Ci sono due tipi di errori: quelli commessi per negligenza e impreparazione e quelli che dipendono dalla situazione in cui si è costretti a decidere e a operare. Concentriamoci sui secondi, ossia sugli errori come prezzo inevitabile dell’agire in contesti complessi. Non esistono imprese (o manager) eccellenti perché sbagliano meno di tutte le altre. L’eccellenza è piuttosto la capacità di intercettare prima gli errori, limitare i danni e imparare il più rapidamente possibile quello che serve ad evitare errori simili in futuro.
Errori e contesto decisionale
Quando analizziamo gli errori e proviamo a prevenirli dobbiamo cercare di evitare attribuzioni a cause sempre personali, di competenza e/o etica. Molti errori nascono infatti da razionalità limitata, carico cognitivo, pressioni di tempo, informazioni incomplete e interdipendenze crescenti. Quando l’ambiente diventa più incerto, la probabilità di sbagliare aumenta non perché le persone valgano meno, ma perché anche le persone capaci devono decidere con mappe imperfette. In questi casi il problema non è soltanto chi sbaglia, ma il sistema in cui si sbaglia.








