Numeri che confermano un trend preciso: negli anni Ottanta i cacciatori attivi erano quasi 2 milioni, oggi siamo tra 600mila e 700mila

Foto di Peter Schmidt da Pixabay

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"La caccia va limitata, anzi abolita". Tre italiani su quattro non vogliono più sentir parlare di doppiette o quasi. Insomma, non siamo più un popolo di cacciatori, almeno stando al sondaggio che la Fondazione Capellino ha commissionato a ottobre dell'anno scorso all'Istituto Piepoli. Per un italiano su tre la caccia andrebbe "limitata a pochi casi di emergenza (come alcune specie invasive o al contenimento dei numeri di alcune razze sovrappopolate), per il 14% "deve essere fortemente ridotta fino a sparire" mentre per un italiano su quattro invece "deve essere abolita completamente". Per il 23% del campione la caccia dovrebbe "rimanere regolamentata come oggi", mentre solo il 6% chiede di incentivarla.Numeri che confermano un trend preciso: negli anni Ottanta i cacciatori attivi erano quasi 2 milioni, oggi siamo tra 600mila e 700mila, in stragrande maggioranza uomini (molti gli over 60) concentrati prevalentemente in Toscana, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.Per questo non sorprende che i no alla riforma superino ampiamente i consensi. Peraltro, complice una massiccia propaganda delle associazioni ambientaliste, l'ipotesi che la caccia si allargi ad alcune specie una volta protette come il lupo ha aumentato la percentuale di contrari. Pensare che alcune specie di animali possa essere vittima dei cacciatori viene vista con disprezzo dal 71%, mentre solo il 4% sarebbe favorevole a una caccia senza limiti, con il restante 25% che chiede una deroga alle specie tutelate "ma solo in casi eccezionali", come il sovraffollamento di alcune tipologie di animali che possono essere pericolosi per l'agricoltura e la pastorizia.