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Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Una decina di società Usa sotto controllo export e 46 escluse dagli appalti pubblici. Nel mirino anche Mp Materials e Usa Rare Earth, simboli della sfida sulle terre rare

Non sono i dazi. Non ancora. E nemmeno le sanzioni vere e proprie. Ma il messaggio che Pechino ha inviato a Washington è arrivato forte e chiaro: se gli Stati Uniti continueranno ad allargare le loro blacklist contro le aziende cinesi considerate vicine all'apparato militare, la risposta non tarderà ad arrivare.

Il 22 giugno la Cina ha inserito dieci società americane nella propria lista di controllo delle esportazioni, vietando alle aziende cinesi di fornire loro prodotti e tecnologie a duplice uso, cioè impiegabili sia in ambito civile sia militare. Nello stesso momento il ministero delle Finanze di Pechino ha escluso altre 46 imprese statunitensi dalla partecipazione agli appalti pubblici cinesi, una misura che colpisce soprattutto il settore della difesa.Sulla carta si tratta di una ritorsione alle decisioni assunte poche settimane fa dal Pentagono, che ha ampliato la cosiddetta lista «1260H» delle società ritenute collegate all'esercito cinese. Tra i nuovi ingressi figurano nomi di primo piano dell'economia cinese come Alibaba, Baidu, Byd e Nio, tutte aziende che hanno respinto le accuse di legami con le forze armate di Pechino. Ma dietro il consueto scambio di colpi diplomatici si nasconde qualcosa di più interessante.