La Torre del Salvatore (Spasskaja), principale ingresso del Cremlino di Mosca, con il celebre orologio che domina la Piazza Rossa. Foto: A.Savin (Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
Perché, a oltre trent'anni dalla fine dell'Urss, per Mosca il richiamo del passato imperiale è ancora così potente? Può esistere una Russia democratica? Sono le domande che attraversano Russia. L'impero che non sa morire. Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv (Rizzoli), l'ultimo libro della giornalista e scrittrice Anna Zafesova, tra le più autorevoli conoscitrici del mondo russo nello spazio culturale italiano. Domande tornate al centro della conferenza dedicata al volume nell’ambito degli incontri sulla cultura ucraina meritoriamente organizzati da Liudmila Vladova Olenovych, occasione per riflettere non soltanto sulla guerra ma sulle radici profonde della Russia contemporanea.
Proprio l'invasione dell'Ucraina rappresenta, secondo Zafesova, il punto di approdo di una lunga storia irrisolta. Nel corso del Novecento diverse potenze europee si sono trovate davanti alla scelta tra la dimensione imperiale e quella democratica. Il Regno Unito trasformò progressivamente il proprio dominio in una rete di relazioni politiche, economiche e culturali raccolte nel Commonwealth; la Francia di Charles de Gaulle accettò, non senza traumi, l'indipendenza dell'Algeria, mentre in Portogallo furono proprio i costi umani, economici e politici delle guerre coloniali ad accelerare la fine della dittatura e ad aprire la strada alla Rivoluzione dei Garofani.









